Lunedì 6 febbraio ore 15 : appuntamento con l’anestesista.
Davanti all’ospedale spicca una rosa. Sembra esausta ma vittoriosa.
Io e Daniele ci dirigiamo verso gli studi medici. L’impiegata al telefono era stata chiara. “Ottantuno e ottantuno. Venga con l’importo giusto perché non abbiamo il resto”
Ma sì non è questione di recuperare 1 euro e 81 centesimi.. sono quegli 80 euro che sinceramente mi pesano un po’.
Il responsabile del Servizio Anestesia mi fa accomodare dentro la stanza1 e la prima cosa che chiede è: “Allora, cosa vuole fare?”
Ecco il primo istinto è stato quello di non passare per una fifona ma non mi sembrava credibile dichiarare, con la ricevuta di pagamento ancora in mano, che in realtà l’epidurale io mica la volevo fare.
Così farfuglio che ho una soglia del dolore abbastanza alta e mi piacerebbe poter decidere in corso d’opera. Mimo col volto la sofferenza che immagino potrei avere in sala travaglio e alzo il braccio puntando il dito in alto “Scusi, potrei avere l’epidurale?”
Daniele scuote la testa, sta pensando che non riesco mai ad evitare il teatrino.
“Vede” cerco di spiegare al responsabile “l’ostetrica, al corso preparto, ha detto che se si ha intenzione di fare il parto in analgesia, la cannula va inserita subito.. perciò devo rinunciare all’idea di decidere sul momento, in base alle effettive necessità”
Finalmente mi viene spiegato perché l’urgenza di inserire la cannula.
Condizione necessaria perché l’ago non fori accidentalmente la dura madre è l’immobilità della paziente.
Se le contrazioni si susseguono ad un ritmo molto ravvicinato, sarà difficile poter mantenere la posizione. Occorre avere abbastanza tempo tra una contrazione e l’altra per terminare la manovra con tranquillità, senza rischiare complicazioni.
Mi fa sedere sul lettino per una dimostrazione pratica di quello che avverrà. Mi dice di incassare la testa nelle spalle e mantenere il bacino rilassato. Poi controlla lo stato delle mie vertebre affermando che la mia scoliosi non sia eccessiva e simula la puntura di un ago sulla mia schiena nuda.
“Non sentirà nulla, poiché prima le verrà fatta un’anestesia locale”
Torniamo alla scrivania. E’ il momento di controllare le mie analisi e di firmare il consenso all'epidurale.
L’unica mia preoccupazione era quella di provocare danni alla mia già malandata schiena ma il fatto che le mie vertebrine a zigzag abbiano passato la revisione, mi rassicura.
In modo esauriente il medico spiega che pur nell’eventualità venisse colpita la dura madre, l’unica complicazione sarebbe un forte mal di testa e riposo assoluto (a letto) per una settimana.
Assoluto significa non poter andare nemmeno in bagno, poiché bisogna consentire al foro di rimarginarsi.
Oddio sembra una brutta faccenda, mmh comunque niente di permanente e comunque dai.. te lo sta dicendo solo perché te lo deve dire. Sennò che consenso informato sarebbe?
E’ una formalità: ok firmo!
Succede che torno a casa, ceno, sbircio qualcosa in tv e qualcosa nei blog e poi riprendo la cartellina che mi è stata consegnata durante la visita.
E comincio a leggere.
In effetti non avevo letto il documento in ospedale. Il medico compilava il foglio intanto che discutevamo.
“Ho compreso le informazioni circa il tipo di anestesia più appropriato..blablabla…ho compreso che tale trattamento blablablabla… potrebbe essere modificato”.
“Mi è stato spiegato bla blabla blabla… ancora oggi in rarissimi casi complicanze mortali..”
MORTAALI?? o_O
A beh di questo non s’era parlato però!
Chiudo la cartellina e vado a letto.
Ma sì dai.. non è mica la prima volta che firmo sta roba… così... tanto per parar le chiappe a qualcuno ;-)








